Mollica, 'il Parkinson condomino deprecabile ma vivo con intensità anche la malattia'
Il giornalista intervistato dal neurologo: "Mi arrangio e lo scoraggiamento non esiste"
"Mister Parkinson è un signore deprecabile" ma è "un condomino con cui devo fare i conti". E una delle condizioni principali per affrontare questo malattia "è una grande determinazione. La parola 'scoraggiamento' non deve esistere. Anche la malattia va vissuta con intensità". A raccontarlo è il giornalista e scrittore Vincenzo Mollica intervistato dall suo neurologo, Massimo Marano, nel video pubblicato dalla Fondazione Limpe per il Parkinson in vista della Giornata Mondiale del Parkinson dell'11 aprile. Alla domanda "Come stai?", Mollica consegna una risposta semplice, quasi disarmante: "Mi arrangio, con alti e bassi. Una condizione sospesa, difficile da incasellare. Sto bene non è esatto, sto male non è esatto". È piuttosto una fase in cui si cerca di "vivere al meglio possibile". Non è rassegnazione, ma una forma di equilibrio. "Ho un bicchiere con il sorriso mezzo pieno - racconta - e mi aiuta più di tante altre cose", insieme al sostegno della moglie Rosa Maria, "una medicina fondamentale". Nel suo racconto c'è una punta di ironia amara. "Ognuno ha il condominio dei propri malanni: si piazzano dentro, così ha fatto il Parkinson". Il ricordo torna ai primi segnali: "I primi movimenti di tremore mi arrivarono al braccio sinistro". Ancora oggi, racconta, tutto parte da lì: si espande e poi, lentamente, si placa. E proprio in quel momento di tregua si nasconde una piccola gioia: "Il momento più bello è quando percepisci, qualche secondo prima, che la cosa sta cominciando a calmarsi". Nel percorso con la malattia, è essenziale anche il dialogo con i medici: "Bisogna aiutare il neurologo a capire cosa ti succede dentro". E infine, uno sguardo alla ricerca e a chi lavora per i pazienti: "È grazie a loro che resta viva la speranza di una possibilità di guarigione, e noi la stiamo aspettando". Oggi il Parkinson riguarda oltre 6,5 milioni di persone nel mondo e 300.000 solo in Italia. "Essere consapevoli dei segnali precoci, adottare stili di vita sani e sostenere la ricerca servono a migliorare la vita di chi convive con la malattia", ricorda Michele Tinazzi, presidente di Fondazione Limpe.
C.Novotny--TPP