Wolf-Ferrari rivista Goldoni, 'Il Campiello' torna in scena a Genova
Al Carlo Felice dal 13 marzo, dirige Ommassini
La produzione teatrale italiana post-pucciniana ha circolato sui palcoscenici fino a quando i compositori dell'epoca sono rimasti attivi. Morti loro sono scomparsi quasi tutti i loro titoli, sicchè la ripresa di un'opera del periodo suscita sempre curiosità. E' il caso del "Campiello" che il Carlo Felice di Genova metterà in scena venerdì della prossima settimana in un allestimento dell'Arena di Verona con le scene di Giulio Magnetto, la regia di Federico Bertolani e la direzione di Francesco Ommassini. Nel cast figurano Bianca Tognocchi, Leonardo Cortellazzi, Gilda Fiume, Saverio Fiore, Benedetta Torre, Paola Gardina, Matteo Mezzaro, Gabriele Sagona. La prima del "Campiello" ha avuto luogo alla Scala nel 1936. L'unica sua apparizione genovese risale al 16 gennaio 1940: al Carlo Felice salì sul podio Antonio Guarneri mentre la regia era di Mario Ghisalberti, autore del libretto dell'opera. Veneziano con padre tedesco (il pittore bavarese Hugo Wolf), Wolf-Ferrari è stato un esponente di spicco del neoclassicismo che all'inizio del Novecento ha portato i compositori a guardare a Goldoni e a Gozzi, i due grandi commediografi veneziani, fieramente contrapposti sul piano ideologico. Wolf-Ferrari scelse Goldoni. Cinque titoli della sua produzione sono direttamente legati al grande commediografo: "Le donne curiose", "I quatro rusteghi", "Gli amanti sposi", "La vedova scaltra" e "Il Campiello". L'utilizzo del dialetto veneziano, inoltre riporta indietro alle prime grandi esperienze dell'opera comica che usava il veneziano o il napoletano (la popolare commedia per musica). L' azione si svolge sempre nella stessa piazzetta (campiello) di Venezia intorno alla metà del Settecento. E' il giorno di Carnevale e si assiste all'andare e venire degli abitanti del quartiere, si fanno chiacchiere, si progettano matrimoni di nubili e vedove e ci si lascia andare alle distrazioni tipiche del giorno di festa. Non mancano neanche diverbi, zuffe, dispetti che prendono spunto dal gioco della "venturina" (una specie di tombola). Alla fine della giornata di festa tornerà la calma e tutte le coppie saranno ricomposte. Wolf-Ferrari regala un quadro di ambiente molto elegante: si respira il profumo di Venezia, ma la sua matrice è anche viennese nelle atmosfere delle danze popolari alla Schubert e nell'architettura che guarda a Mozart. Nel chiacchiericcio colorito della piazza veneziana, inoltre, si avverte la lezione del "Falstaff" verdiano, punto di riferimento essenziale per il teatro italiano dal Puccini del "Gianni Schicchi" in avanti. (ANSA).
J.Simacek--TPP