The Prague Post - Josh O'Connor, cowboy triste e gentile in 'Rebuilding'

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Josh O'Connor, cowboy triste e gentile in 'Rebuilding'
Josh O'Connor, cowboy triste e gentile in 'Rebuilding'

Josh O'Connor, cowboy triste e gentile in 'Rebuilding'

Il film di Max Walker-Silverman dal 4 giugno in sala

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(di Francesco Gallo) Dusty (Josh O'Connor), ultimo discendente di una lunga stirpe di cowboy ha il carattere schivo, ma il cuore buono. È lui il protagonista silenzioso di 'Rebuilding' di Max Walker-Silverman, distribuito in Italia da Minerva Pictures e al cinema dal 4 giugno grazie a FilmClub Distribuzione. Al ritmo di un country lento e suggestivo il film racconta la lenta rinascita di quest'uomo che dopo aver perso tutto in un incendio che ha raso al suolo il ranch di famiglia di 50 acri in Colorado, si ritrova a vivere in un campo della protezione civile fornito di roulotte insieme ad altri disperati sopravvissuti alla stessa tragedia. Dusty comunque, grazie al potere distruttivo e allo stesso tempo rigenerante del fuoco, riparte totalmente da zero e inizia così lentamente a riallacciare i rapporti con l'ex moglie Ruby (Meghann Fahy) e si riavvicina poi anche alla figlia di nove anni Callie-Rose (la deliziosa Lily LaTorre) e scopre soprattutto un inaspettato senso di appartenenza per i sui nuovi vicini vittime della stessa tragedia che diventano la sua famiglia. Frase chiave del film quella di Callie-Rose, la figlia di Dusty, che chiede con candore al padre: "Si può essere un cowboy senza mucche?" "Il film nasce dall'incendio che ha distrutto la casa di mia nonna durante un wildfire. È stata insieme una tragedia e una sorta di miracolo, ed è proprio questo che ha ispirato il film. Però non si tratta di cronaca, è solo finzione. Per me questa storia è più una favola, una canzone popolare". E ancora il regista sul tema della speranza: "Credo che tutti abbiamo bisogno della speranza. A volte può sembrare qualcosa di ingenuo, e persino io mi sento sciocco quando ne parlo però ho capito che non si tratta soltanto di credere che il mondo possa diventare migliore, ma di lottare perché questo accada davvero. La disperazione paralizza mentre chiunque abbia cambiato il mondo in meglio - continua il regista - , anche solo un po', lo ha fatto perché credeva che un mondo migliore fosse possibile. Forse oggi non è molto "cool" parlare in questi termini, ma non penso che continuare a piangerci addosso o sul periodo oscuro che stiamo vivendo possa produrre un cambiamento reale. La speranza non è qualcosa di astratto: è una scelta molto concreta. È la scelta di rendere più efficaci e significativi gli strumenti che abbiamo per vivere la nostra esistenza. E credo sia importante continuare a provarci: si sbaglia, ci si rialza, e si tenta ancora di fare di più e meglio. Questo, per me, è anche il senso di quello che faccio come cineasta, ed è il senso di questo film. Perché ha scelto Josh O'Connor (La Chimera di Alice Rohrwacher e Challengers di Luca Guadagnino)? "A Josh stava molto a cuore la dimensione ecologica del film, ed era disposto a fare qualcosa di molto raro e coraggioso per un attore di oggi: interpretare qualcuno completamente diverso da sé, un personaggio molto misterioso". Insegnamento del film? "Si deve imparare che, mentre i luoghi cambiano, possiamo cambiare anche noi; che Dusty può essere più di un allevatore - può essere un padre, un vicino - e che questo basta. A volte serve la perdita per capire cosa abbiamo. Questo non è un film sul disastro. È su ciò che accade dopo. E ciò che accade dopo, ancora e ancora, è amore, cura, comunità e il desiderio di fare meglio.»

D.Dvorak--TPP