The Prague Post - >>>ANSA/ L'IA spacca Hollywood, Scorsese guida il fronte a favore

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Registi e attori abbassano le difese contro i software generativi, il cinema diviso in due

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(di Antonino Caffo) Amore e odio. Quello tra Hollywood e l'intelligenza artificiale è un rapporto complicato, impossibile per molti, intrigante e non privo di sorprese per altri. L'ultimo esempio è Martin Scorsese, icona del cinema internazionale, entrato come socio e consulente di Black Forest Labs, una startup specializzata nella generazione di immagini e video tramite modelli di IA. Il regista userà la tecnologia della compagnia tedesca per creare gli storyboard, gli schizzi visivi che raccontano un film prima che venga girato. "Ricordiamoci che il cinema è un mezzo giovane, ha circa 125 anni, quindi dobbiamo essere aperti a come può evolversi", ha spiegato Scorsese sul blog di Black Forest Labs che racconta la collaborazione. Scorsese non è il solo volto noto di Hollywood pro-IA. James Cameron, il regista di Avatar e Terminator, è entrato nel 2024 nel consiglio di amministrazione di Stability AI, la società dietro il modello Stable Diffusion. Cameron ritiene che i cineasti debbano abbracciare l'IA per tagliare i costi degli effetti speciali ma senza stravolgere il ruolo dell'attore, "l'IA ci obbliga ad alzare l'asticella a un livello di disciplina molto elevato e a continuare a essere creativi e fuori dagli schemi. L'atto della performance, l'atto di vedere un artista creare in tempo reale, diventerà sacro", aveva detto in occasione dell'uscita del terzo capitolo di Avatar, 'Fuoco e Cenere'. L'approccio pragmatico alla transizione tecnologica sta guadagnando consensi nel settore. "Ho sempre pensato che l'opposizione generi altra opposizione", le parole di Demi Moore durante una conferenza stampa al Festival di Cannes del 2026 che si è chiuso a fine maggio. "L'intelligenza artificiale è già una realtà. Combatterla significa combattere una battaglia che perderemo". Dall'altra parte della barricata c'è Guillermo del Toro. Il regista messicano ha costruito la sua opposizione all'IA in modo progressivo e sempre più radicale. Alla presentazione del suo Frankenstein su Netflix, ha detto senza giri di parole, "l'IA, in particolare quella generativa non mi interessa, né mi interesserà mai. Ho 61 anni e spero di riuscire a restare disinteressato fino alla morte". Pochi mesi dopo, sul palco dei Gotham Awards, mentre accettava il Vanguard Tribute insieme a Jacob Elordi e Oscar Isaac, ha ringraziato cast e troupe per aver realizzato un film "fatto deliberatamente da esseri umani, per esseri umani". Anche Steven Spielberg ha precisato di poter tollerare l'intelligenza artificiale esclusivamente come strumento tecnico accessorio, opponendosi all'eventualità che possa intervenire nella scrittura delle sceneggiature o nella genesi delle storie. E poi ci sono i sindacati. Nel 2023, la Wga, in rappresentanza degli sceneggiatori statunitensi, e la Sag-Aftra, per gli attori, hanno firmato nuovi contratti per prevenire la sostituzione della forza lavoro umana e la conseguente svalutazione economica e professionale degli iscritti. Contratti in scadenza il 30 giugno e che andranno ridiscussi per evitare un altro fermo. Il livello di allerta resta alto, anche in Italia. A febbraio, l'attore e doppiatore Luca Ward ha depositato il proprio timbro vocale per tutelarsi dalle eventuali repliche non autorizzate dell'intelligenza artificiale. A precederlo, qualche mese prima, era stato Oscar Matthew McConaughey, con la registrazione di otto marchi che proteggono non solo la sua immagine, ma anche il timbro vocale e le celebri espressioni facciali. Una mossa non solo etica ma che ha il sapore del business: da fine 2025, McConaughey ha confermato di essere, da anni, investitore in ElevenLabs, società software che sviluppa modelli per la clonazione audio e la manipolazione del parlato.

F.Prochazka--TPP