The Prague Post - Cacciaconti Festival, musica e bellezza nelle terre di Ghino di Tacco

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Cacciaconti Festival, musica e bellezza nelle terre di Ghino di Tacco
Cacciaconti Festival, musica e bellezza nelle terre di Ghino di Tacco

Cacciaconti Festival, musica e bellezza nelle terre di Ghino di Tacco

Ariana Kim, a Trequanda e Radicofani un ecosistema di relazioni umane

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"Vivere la musica non come un evento isolato, ma come parte di un'esperienza più ampia di bellezza e condivisione. In un mondo spesso diviso e abituato a sottolineare le differenze, la musica può diventare un esercizio di ascolto reciproco. Non una fuga dalla realtà, ma una risposta possibile: una forma di cura, di attenzione, di presenza". Ariana Kim, star americana del violino, riassume così lo spirito del Cacciaconti Music Festival, l'appuntamento di cui è direttrice artistica e che porta dal 19 al 25 giugno a Trequanda e dal 29 al 31 agosto a Radicofani, tra la Val d'Orcia e la Val di Chiana, grandi solisti e formazioni di spicco del panorama cameristico. Ci saranno l'Orchestra Milano Classica, i pianisti Roberto Prosseda e Alexander Lonquich, il violinista Giuseppe Gibboni, vincitore del premio Paganini nel 2021, con la chitarrista Carlotta Dalia, i Solisti di Fiesole, il Quartetto di Cremona e Maya Oganyan, Quartetto Indaco, Mozarteum Barocco, Amandine Beyer e gli Incogniti, e altri ancora. Dedicato alla famiglia nobile che dal IX secolo ha dominato la zona, segnata dalla figura del brigante gentiluomo Ghino di Tacco, il festival nasce dalla collaborazione tra Milano Classica e il violinista americano Steven Slade che vive in Val d'Orcia e animerà chiese, pievi e giardini storici con un repertorio che spazia dall' antico al Novecento. "A rendere speciale questa rasssegna - dice Kim all'ANSA - è la continuità della presenza dei musicisti: non arrivano per suonare e ripartire, ma diventano per qualche giorno parte delle colline, dei borghi, delle strade, della vita quotidiana, un piccolo ecosistema musicale di relazioni umane. Chi assiste ai concerti incontra grandi interpreti ed entra in un ambiente in cui musica, paesaggio, storia e tradizione dialogano". Filo conduttore è "il piacere di fare musica insieme, di ritagliare un tempo di ascolto e di scambio ormai sempre più raro, respirare insieme, cercare una forma comune di espressione. L'obiettivo è restituire al pubblico l'idea che ogni esperienza artistica nasca da una relazione profonda tra esseri umani". Non è un rischio portare musica in un angolo di Toscana bellissimo ma fuori dalle rotte del grande turismo, dove bisogna andare di proposito? "È proprio questo lo spirito del Festival. Venire qui richiede una scelta, decidere di mettersi in cammino. In questo c'è qualcosa che ricorda il viaggio dei pellegrini: non necessariamente un viaggio lungo, ma un piccolo spostamento interiore. Si arriva cercando musica, bellezza, forse anche un tempo diverso. E quando questa scelta si compie davvero, è difficile andare via uguali a come si è arrivati". A legare i programmi dei singoli concerti è il dialogo tra virtuosismo, contemplazione e paesaggio. "I luoghi del Festival custodiscono testimonianze dell'ingegno umano — castelli, casali, residenze storiche, borghi inseriti nel paesaggio — e raccontano un rapporto profondo con la natura: vigneti, colline, campagne ancora vive e curate. La scelta dei brani rispecchia questa doppia anima: accanto a pagine di grande energia e virtuosismo, trovano spazio momenti più intimi, sospesi, contemplativi. Ogni concerto cerca di entrare in risonanza con il luogo che lo ospita, lasciandosi attraversare dalle sue suggestioni". Che cosa troveranno in questi borghi i musicisti e gli spettatori? "Innanzitutto la storia e la bellezza della Toscana della Via Francigena: paesaggi, architetture, tradizioni agricole e prodotti della terra radicati nel territorio, ma anche uno sguardo vivo verso il futuro: comunità, amministrazioni, artisti e giovani che cercano di tenere insieme memoria e novità, tradizione e visione. Per noi che arriviamo qui a fare musica, tutto questo è quasi un balsamo, la possibilità di ritrovare un contatto più profondo con la natura e con la bellezza, e di restituirlo attraverso capolavori musicali che, in questi luoghi, sembrano assumere nuove sfumature". La musica, dunque, come una sorta di antidoto al bombardamento quotidiano di immagini, suoni e stimoli continui. "Tutto ci spinge a correre, la musica, invece, ci chiede tempo. Non si può 'scrollare' un quartetto di Beethoven o una pagina di Schubert: bisogna restare, ascoltare, essere presenti. La risposta serve a guardare dentro noi stessi con un po' più di dolcezza e un po' più a lungo. Nutre l'anima e comunica ciò che le parole, da sole, non riescono a dire".

Cacciaconti Festival, musica e bellezza nelle terre di Ghino di Tacco

E.Cerny--TPP