The Prague Post - Impianti FPSO a 3000 metri

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Impianti FPSO a 3000 metri




Estrarre gas e petrolio dalle viscere del mare è sempre stata una sfida. Le piattaforme offshore tradizionali, ancorate su strutture rigide, possono lavorare in genere fino a circa 250 metri di profondità; oltre questi limiti rischiano il collasso. Con l’esaurimento dei giacimenti costieri e la spinta a sfruttare depositi situati in acque profonde, l’industria ha sviluppato le Floating Production Storage Offloading (FPSO), vere città industriali galleggianti lunghe più di 350 metri che possono essere ancorate anche a 3 000 metri sotto la superficie. Sembrano navi, ma sono impianti autonomi e autosufficienti dal punto di vista energetico, in grado di estrarre, trattare e stoccare idrocarburi in mare aperto.

Come sono costruite le FPSO
La costruzione di un’unità FPSO richiede circa 2 milioni di ore di progettazione e 25 milioni di ore di lavoro in cantiere. Questi colossi superano i 350 metri di lunghezza, pesano intorno alle 100 000 tonnellate e contengono circa 500 apparecchiature complesse con migliaia di tubazioni e chilometri di cavi. Una FPSO ospita normalmente un centinaio di persone che vivono e lavorano a bordo. Per garantirne la stabilità in tutte le condizioni di carico si usano serbatoi di zavorra (ballast tanks) che vengono riempiti o svuotati con acqua di mare man mano che petrolio e gas vengono caricati.

Dal fondale alla nave: il processo di estrazione
Il pozzo non si trova sulla nave ma sul fondo del mare. Un mezzo di perforazione scava e installa la testa di pozzo sul fondale; da lì il fluido – una miscela di petrolio, gas e acqua – risale attraverso tubi flessibili (risers) fino alla FPSO. A bordo del vascello si trovano separatori multifase che dividono gas, petrolio e acqua in base alla densità. Il petrolio viene stoccato nei serbatoi interni, l’acqua viene reiniettata nel giacimento e il gas viene compresso: una parte viene utilizzata per la produzione di energia a bordo e il resto inviato a terra. Gru ed eliporti permettono di movimentare materiali e personale anche se la nave si trova a centinaia di chilometri dalla costa.

Ancoraggio e sistemi di stabilizzazione
Per mantenere la posizione in acque profonde l’ancoraggio è cruciale. Esistono due sistemi principali: lo spread mooring, dove una serie di ancore disposte a raggiera sul fondale mantiene la nave orientata rispetto a onde e correnti; e il sistema a torretta, nel quale la nave è collegata a una torretta ancorata al fondale che funge da perno centrale e permette all’unità di ruotare liberamente seguendo vento e mare. I riser sono collegati alla torretta, che resta fissa mentre la nave gira.

Il progetto Kaombo in Angola
Un esempio di queste tecnologie è il progetto Kaombo di TotalEnergies, in produzione dal 2018 nel blocco 32 al largo dell’Angola. Le riserve sono stimate a 658 milioni di barili e si trovano fino a 1 950 metri di profondità. Sei giacimenti (Gengibre, Gindungo, Caril, Canela, Mostarda e Louro) sono collegati a due FPSO – Kaombo Norte e Kaombo Sul – tramite 300 chilometri di condotte sottomarine. Le due unità, ricavate dalla conversione di petroliere, producono e stoccano oltre 115 000 barili di petrolio al giorno ciascuna, e nel 2023 Kaombo Sul ha toccato un record di 130 554 barili al giorno. Il progetto ha comportato la perforazione di 59 pozzi in un’area di 800 km².

La Búzios 8 con la P‑79 in Brasile
Nel campo Búzios nel pre-sale brasiliano l’unità P‑79 di Petrobras è arrivata nel febbraio 2026, diventando la nuova piattaforma del progetto Búzios 8. La P‑79 può produrre 180 000 barili di olio al giorno e comprimere 7,2 milioni di metri cubi di gas al giorno. Il campo Búzios è situato in acque profonde fino a 2 100 metri e nel 2025 ha superato il milione di barili al giorno, rendendolo il più grande giacimento ultra-profondo del Brasile. La nave è stata costruita da una joint‑venture tra Saipem e Hanwha Ocean in Asia e trasferita in Brasile con l’equipaggio a bordo per ridurre i tempi di avvio. Fa parte di una flotta che include altre sette FPSO (P‑74, P‑75, P‑76, P‑77, Almirante Barroso, Almirante Tamandaré e P‑78) e il progetto Búzios 8 comprende 14 pozzi, di cui otto produttori e sei iniettori.

L’FPU Whale nel Golfo d’America
Nel Golfo d’America il progetto Whale ha avviato la produzione nel gennaio 2025. La Floating Production Unit (FPU) Whale, ancorata in oltre 8 600 piedi di acqua (circa 2 620 metri), è progettata per produrre 85 000 barili al giorno. La struttura usa tecnologie ad alta pressione per sfruttare giacimenti tra i più profondi sviluppati negli Stati Uniti.

Sfide ambientali e prospettive future
Le FPSO operano in ambienti estremi, soggetti a tempeste e correnti intense. Per questo l’industria investe in sistemi di sicurezza e riduzione del rischio, inclusi monitoraggi continui, strutture rinforzate e procedure anti-sversamento. I commenti del pubblico evidenziano due sensibilità contrapposte: da un lato l’ammirazione per l’ingegneria che consente di estrarre risorse a profondità straordinarie; dall’altro, la preoccupazione per l’impatto ambientale e il paradosso di investire miliardi nell’estrazione di idrocarburi mentre il mondo mira alla decarbonizzazione. Molti lettori sottolineano l’orgoglio per il contributo di aziende italiane come Saipem allo sviluppo delle FPSO, ma auspicano al contempo che queste tecnologie evolvano per ridurre le emissioni e per essere riutilizzate in futuro per lo stoccaggio di CO₂ o come centri di elaborazione dati.

Nonostante l’ascesa delle energie rinnovabili, infrastrutture come le FPSO restano essenziali per garantire l’approvvigionamento energetico durante la transizione. La capacità di convertire il gas in forma liquida, fungere da magazzini per CO₂ e persino diventare data center galleggianti indica che questi giganti del mare potrebbero avere un futuro anche oltre l’estrazione tradizionale. La sfida, per l’industria e i legislatori, sarà conciliare la necessità di sfruttare risorse ancora abbondanti nel sottosuolo con l’urgenza di ridurre l’impatto climatico: un equilibrio che richiederà innovazione tecnologica, politiche ambiziose e un dialogo continuo con la società.



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