L’ondata democratica riconquista il Congresso e ridisegna gli equilibri negli Stati Uniti
I democratici hanno ripreso Camera e Senato con successi in diversi Stati chiave, trasformando gli ultimi due anni della presidenza Trump.
I democratici hanno ripreso Camera e Senato con successi in diversi Stati chiave, trasformando gli ultimi due anni della presidenza Trump.
WASHINGTON DC – L’America è stanca di Donald Trump. È stanca delle sue politiche, di un presidente che sembra considerare la Casa Bianca un trono e il potere un privilegio personale. L’onda blu è stata così travolgente da riconciliare, almeno per una notte, anche i sondaggisti con le urne, dopo anni di previsioni smentite dai risultati.
L’hanno già ribattezzato “bluenami”, lo tsunami democratico che ha portato il partito a riconquistare Camera e Senato. Un Paese polarizzato, diviso politicamente quasi a metà, ha trovato un terreno comune nel desiderio di cambiamento. E nel rifiuto di una stretta sull’immigrazione disumana, incarnata in Texas da Greg Abbott, il governatore degli autobus carichi di migranti spediti nelle città democratiche, sconfitto da Gina Hinojosa, per ironia della sorte di origini messicane.
Nel trionfo di James Talarico, seminarista dalla faccia perbene, primo democratico del Lone Star State eletto in Senato dal 1988. Ma anche nella volontà di respingere politiche percepite dagli afroamericani come una minaccia esistenziale alla propria comunità, alimentando nel Sud una mobilitazione che in Georgia ha portato alla storica elezione di Keisha Lance Bottoms, ex sindaca di Atlanta e prima donna nera a diventare governatrice negli Stati Uniti. Trump ha seguito lo spoglio dalla East Room della Casa Bianca, insieme a ministri e consiglieri, con un nervosismo affiorato anche nei suoi attacchi a Fox News su Truth Social.
Nelle stesse ore ha evocato poteri straordinari contro un Congresso ostile, assicurando però che avrebbe accettato i risultati. Purché fosse chiaro un punto: la sconfitta non era sua. Secondo CNN, in privato avrebbe già attribuito la responsabilità a chi lo ha spinto in guerra contro l’Iran, mentre tra i possibili capri espiatori circola il nome del segretario alla Difesa Pete Hegseth anche se in un’intervista a Fox News ha spiegato che «è fantastico».
La carica delle governatrici, lo spot di Ramaswamy non ferma Acton. Così le questioni di genere sono entrate nelle urne Le vittorie impossibili La conquista del Senato è arrivata grazie a una serie di vittorie che appena un anno fa sarebbero sembrate impensabili, dall’Iowa al Kansas, dal Texas all’Ohio, fino alle due Caroline. Chuck Schumer, destinato a tornare leader della maggioranza al Senato, aveva confessato alla vigilia un ottimismo "da nausea".
Ora Washington si prepara a una nuova stagione di riequilibrio dei poteri, dopo due anni di Congresso sostanzialmente allineato alla Casa Bianca. Alla Camera, Hakeem Jeffries si avvia a diventare il primo speaker nero della storia. «Da oggi comincia la grande rimonta - ha proclamato - Gli americani ne hanno abbastanza dell’estremismo e della corruzione».
Questa è una notte destinata a entrare nei libri di storia, soprattutto per la comunità afroamericana. James Carville, il decano degli strateghi democratici, lo aveva previsto alla vigilia del voto: l’affluenza “astronomica” degli elettori neri avrebbe trascinato il partito verso la vittoria. E le urne sembrano dargli ragione.
La pagina più bella si scrive proprio nella terra di Martin Luther King, di John Lewis e di Andrew Young. La neo governatrice Keisha Lance Bottoms, ha battuto il miliardario repubblicano Rick Jackson e riportato i democratici in sella dopo oltre vent'anni. Alla vigilia del voto, era andata a portare un fiore sulla tomba della sua trisavola, nata schiava nel 1845.
Bottoms festeggia accanto al riconfermato senatore Jon Ossoff, già considerato un possibile candidato alla Casa Bianca, che ha battuto il trumpiano Mike Collins. Ossoff continuerà ad affiancare Raphael Warnock, senatore afroamericano e pastore della Ebenezer Baptist Church di Atlanta, la chiesa di King. E poi ancora due primati storici nei governatorati: in Wisconsin, il democratico quarantenne David Crowley ha sconfitto il trumpiano Tom Tiffany, diventando il primo governatore afroamericano dello Stato.
E in Florida, lo stesso primato è stato conquistato dal repubblicano Byron Donalds, fedelissimo di Trump. Midterm 2026: Trump travolto dal voto, i democratici conquistano il Congresso In Kansas la storica vittoria del pastore Adam Hamilton vede un democratico al Senato dopo 94 anni, incarnando un partito deciso a riappropriarsi della dimensione spirituale, per decenni appannaggio della destra religiosa nazionalista. Alla guida della più grande chiesa metodista degli Stati Uniti, Hamilton è capofila di una pattuglia di pastori, ex pastori e seminaristi democratici scesi in campo in questa tornata elettorale.
Tra loro James Talarico, ex insegnante e seminarista presbiteriano, che ha sconfitto il trumpiano Ken Paxton in una delle imprese più sorprendenti di queste elezioni. Il trentasettenne ha celebrato la vittoria nel segno della “politica dell’amore”, rivendicando un Texas che ha dimostrato di non essere in vendita, neppure davanti a tutti i milioni di Elon Musk. E ha evocato le Scritture, paragonando la sua impresa a quella del pastorello Davide, che con una fionda e cinque pietruzze sconfisse il gigante Golia.
C’è già chi parla dell’“inizio della fine dell’era Trump". A cadere, uno dopo l’altro, sono stati molti dei fedelissimi. Il colpo più clamoroso arriva forse dalla Carolina del Sud, dove la pediatra Annie Andrews ha sconfitto Darline Graham, sorella del defunto senatore Lindsey Graham e sostenuta da Trump, riportando un dem al Senato dopo 28 anni.
Nella Carolina del Nord l’ex governatore Roy Cooper ha sconfitto Michael Whatley, ex presidente del Partito repubblicano scelto personalmente dal presidente. In Ohio, doppietta democratica con Sherrod Brown al Senato ed Amy Acton che ha battuto l’alleato del presidente Vivek Ramaswamy, diventando la prima donna governatrice dello Stato. In New Hampshire, poi, il deputato democratico Chris Pappas ha sconfitto l’ex senatore repubblicano John Sununu, primo uomo dichiaratamene gay eletto al Senato.
In Minnesota, ancora, la democratica Peggy Flanagan, vice governatrice dal 2019 al fianco di Tim Walz, prima donna nativa americana eletta al Senato. Si è conclusa anche una delle sfide più seguite per il Senato tra il democratico Abdul El-Sayed e il repubblicano Mike Rogers. L’epidemiologo è diventato il primo senatore musulmano a mettere piede a Capitol Hill.
Da gennaio, quindi Trump non avrà più un Congresso piegato alla sua volontà. Ieri padrone incontrastato di Washington, oggi presidente azzoppato dalle urne. Ha già promesso di trasformarsi in "Mr.
Veto", pronto a bloccare le leggi dei democratici, mentre la Casa Bianca prepara una nuova offensiva fatta di ordini esecutivi per aggirare il Congresso. Ma c'è un potere che Trump non potrà fermare: quello delle commissioni parlamentari di aprire inchieste sulla sua amministrazione, convocare testimoni e pretendere documenti. E con il Senato passato ai democratici, il presidente perderà anche il totale controllo sulle nomine: dai giudici federali, compresi quelli della Corte Suprema, ai vertici dell'amministrazione, ogni candidato dovrà superare il vaglio di una maggioranza ostile.
I.Mala--TPP