Diabete, via libera Ue a combinazione di insulina e semaglutide settimanale
Da 1.000 iniezioni l'anno si passa a 52, Giorgino, 'migliorano aderenza e qualità di vita'
La gestione del diabete si fa più semplice. Il Committee for Medicinal Products for Human Use (Chmp) dell'Agenzia del farmaco europea (Ema) ha dato il via libera all'immissione in commercio della prima combinazione di insulina basale icodec settimanale e semaglutide settimanale (IcoSema). La nuova opzione, indicata per il diabete di tipo 2, consente di ridurre drasticamente le somministrazioni favorendo il controllo glicemico e riducendo la complessità terapeutica. "La gestione del diabete di tipo 2 non può essere valutata esclusivamente attraverso il raggiungimento dei target glicemici", osserva Francesco Giorgino, professore ordinario di Endocrinologia dell'Università di Bari Aldo Moro. "L'età crescente delle persone interessate e la frequente presenza di comorbidità cardiovascolari, renali, epatiche e di problemi legati al peso richiedono un approccio complessivo, orientato agli esiti clinici e all'esperienza quotidiana della persona". Il diabete colpisce 4 milioni di italiani, oltre il 90% dei quali affetto dal tipo 2. Per una parte di loro, l'insulina è un pilastro del trattamento, ma circa un quarto ritarda l'inizio del trattamento e, dopo l'avvio della terapia, una quota consistente non raggiunge un adeguato controllo glicemico. Alla base di questo fenomeno vi sono soprattutto il timore delle ipoglicemie e la complessità degli schemi terapeutici. La nuova combinazione potrebbe aiutare a contrastare questo fenomeno. Nelle sperimentazioni che hanno portato all'approvazione, il nuovo prodotto (con 52 somministrazioni l'anno) è stato confrontato con il trattamento standard (oltre 1.000 l'anno), confermando la sua efficacia nel controllo glicemico. Benefici anche sul fronte del peso corporeo e sulla frequenza delle ipoglicemie. "L'integrazione in un'unica formulazione settimanale di insulina basale e di un agonista del recettore Glp-1 rappresenta un'opzione di interesse, perché associa meccanismi d'azione complementari e può contribuire a ridurre alcune barriere all'avvio e all'intensificazione della terapia, tra cui il numero delle somministrazioni e la complessità degli schemi terapeutici", conclude Giorgino. Inoltre, "la riduzione del carico iniettivo potrebbe sostenere l'aderenza e migliorare la qualità di vita".
S.Danek--TPP