The Prague Post - Francia e Spagna in fiamme

EUR -
AED 4.113791
AFN 72.810864
ALL 91.573006
AMD 405.856508
ANG 2.005495
AOA 1027.185979
ARS 1699.849842
AUD 1.609275
AWG 2.016288
AZN 1.87623
BAM 1.957827
BBD 2.256206
BDT 137.982871
BGN 1.885723
BHD 0.422357
BIF 3360.479523
BMD 1.12016
BND 1.434085
BOB 13.441789
BRL 5.62354
BSD 1.120145
BTN 108.335723
BWP 15.486035
BYN 3.435457
BYR 21955.132883
BZD 2.252933
CAD 1.597292
CDF 2593.170461
CHF 0.932908
CLF 0.027725
CLP 1094.728802
CNY 7.510168
CNH 7.50735
COP 3638.828042
CRC 511.422691
CUC 1.12016
CUP 26.884837
CVE 110.615887
CZK 24.422777
DJF 199.075077
DKK 7.474608
DOP 67.602213
DZD 150.701822
EGP 58.665454
ERN 16.802398
ETB 180.345562
FJD 2.520695
FKP 0.843692
GBP 0.847675
GEL 2.884453
GGP 0.843692
GHS 13.240611
GIP 0.843692
GMD 82.891459
GNF 9806.999329
GTQ 8.555744
GYD 234.287358
HKD 8.790079
HNL 30.071136
HRK 7.53397
HTG 146.691888
HUF 365.808923
IDR 20048.17277
ILS 3.441357
IMP 0.843692
INR 108.383361
IQD 1467.409392
IRR 1940284.868712
ISK 136.992829
JEP 0.843692
JMD 177.954258
JOD 0.794152
JPY 176.854759
KES 145.418727
KGS 97.956304
KHR 4547.849186
KMF 492.870344
KPW 1008.144213
KRW 1498.857885
KWD 0.347653
KYD 0.933567
KZT 500.731765
LAK 25158.790136
LBP 100310.314262
LKR 370.613743
LRD 191.715327
LSL 18.617419
LTL 3.307541
LVL 0.677574
LYD 7.196982
MAD 11.172194
MDL 19.950657
MGA 5040.719386
MKD 61.595337
MMK 2351.992499
MNT 4029.204432
MOP 9.055376
MRU 44.974099
MUR 53.073066
MVR 17.261811
MWK 1951.318439
MXN 20.138342
MYR 4.577763
MZN 71.589448
NAD 18.62809
NGN 1489.367835
NIO 41.076337
NOK 10.722338
NPR 173.341804
NZD 2.000446
OMR 0.430702
PAB 1.12016
PEN 3.860634
PGK 4.985044
PHP 70.235161
PKR 310.284903
PLN 4.378061
PYG 6535.796497
QAR 4.084056
RON 5.353921
RSD 117.375924
RUB 95.773641
RWF 1651.115606
SAR 4.204188
SBD 9.034135
SCR 15.571874
SDG 673.775386
SEK 11.198658
SGD 1.433267
SHP 0.845117
SLE 27.645727
SLL 23489.182691
SOS 640.175951
SRD 42.421608
STD 23185.047114
STN 24.81154
SVC 9.802062
SYP 14564.318537
SZL 18.561379
THB 37.654735
TJS 10.339406
TMT 3.920559
TND 3.357175
TOP 2.697076
TRY 55.125749
TTD 7.598766
TWD 35.691762
TZS 2951.621478
UAH 50.263644
UGX 4564.665241
USD 1.12016
UYU 44.926117
UZS 13212.284986
VES 977.647114
VND 29102.312748
VUV 134.623513
WST 3.119322
XAF 655.957
XAG 0.018739
XAU 0.000272626562
XCD 3.027288
XCG 2.018863
XDR 0.792011
XOF 655.957
XPF 119.331742
YER 264.609768
ZAR 18.635761
ZMK 10082.785155
ZMW 22.28107
ZWL 360.691012
SSP 6438.388037
MXV 2.276123

Francia e Spagna in fiamme




Le immagini dei grandi incendi che nella seconda metà di luglio 2026 hanno attraversato il sud-ovest della Francia e vaste aree della Spagna centrale e orientale hanno mostrato un fenomeno che non può più essere considerato una semplice emergenza stagionale. In pochi giorni, il fuoco ha costretto oltre trecentomila persone ad abbandonare abitazioni, campeggi e località turistiche. Nella Gironda, il rogo sviluppatosi nell’area di Saumos ha percorso circa 42.000 ettari, diventando uno degli incendi più estesi della Francia dal secondo dopoguerra. In Spagna, fronti simultanei tra Madrid, Ávila, Toledo, Guadalajara e Castellón hanno interessato complessivamente oltre centomila ettari, imponendo evacuazioni, confinamenti e una mobilitazione nazionale senza precedenti recenti.


All’inizio di agosto, la fase più violenta dell’emergenza si era attenuata in molte delle zone colpite. Ma un incendio stabilizzato non è necessariamente un incendio spento. Sotto la cenere possono sopravvivere radici incandescenti, strati di lettiera e ceppaie capaci di riattivarsi quando tornano il vento e l’aria secca. Per questo, anche dopo l’arresto del fronte principale, la sorveglianza può proseguire per settimane.


Per comprendere come incendi di questa portata possano nascere e diffondersi, occorre separare due domande. La prima riguarda l’innesco, cioè la scintilla iniziale. La seconda, spesso più importante, riguarda le condizioni che permettono a quella scintilla di trasformarsi in una catastrofe territoriale.


La scintilla non basta

Ogni incendio ha bisogno di tre elementi: materiale combustibile, ossigeno e una fonte di calore sufficiente ad avviare la combustione. In un ambiente naturale, il combustibile è costituito da erba, foglie, aghi di pino, arbusti, rami, tronchi e sostanza organica accumulata sul terreno. L’ossigeno è presente nell’atmosfera. A fare la differenza è quindi l’innesco.


I fulmini possono provocare incendi, soprattutto quando sono associati a temporali secchi che producono poca pioggia. Nella maggior parte dei casi europei, tuttavia, l’origine è legata alle attività umane. In Francia, nove incendi boschivi su dieci derivano direttamente o indirettamente dall’azione dell’uomo. Circa la metà nasce da imprudenze, lavori eseguiti in condizioni pericolose o comportamenti apparentemente banali. Una saldatura, una smerigliatrice, una macchina agricola che urta una pietra, una linea elettrica danneggiata, un veicolo surriscaldato, una brace abbandonata o un mozzicone ancora acceso possono fornire l’energia necessaria. A questi episodi si aggiungono gli incendi intenzionali, che rappresentano una parte significativa ma non esclusiva del problema.


Un caso recente nella provincia di Toledo ha mostrato quanto possa essere breve il passaggio tra un’attività ordinaria e un disastro. L’origine di un grave incendio vicino ad Almorox è stata ricondotta a lavori di saldatura eseguiti su una struttura metallica situata in un terreno forestale, durante una giornata caratterizzata da un indice estremo di propagazione potenziale. L’episodio dimostra che non è necessaria un’azione deliberata per produrre conseguenze devastanti. È sufficiente che una scintilla cada nel luogo sbagliato, nel momento meteorologico peggiore.
Concentrarsi esclusivamente sulla ricerca del piromane rischia quindi di offrire una spiegazione rassicurante ma incompleta. L’innesco è indispensabile, ma la dimensione dell’incendio dipende soprattutto da ciò che la scintilla trova intorno a sé.


Il combustibile si prepara mesi prima

La stagione degli incendi non comincia con la prima ondata di calore. Inizia spesso durante l’inverno e la primavera precedenti. In Spagna, gennaio 2026 è stato il mese di gennaio più piovoso dell’ultimo quarto di secolo. Le precipitazioni abbondanti hanno favorito una forte crescita di erbe, arbusti e vegetazione spontanea. Con l’arrivo di una primavera secca e di un’estate eccezionalmente calda, quella biomassa si è disidratata rapidamente, trasformandosi in una grande riserva di materiale infiammabile.


È un paradosso solo apparente. Un periodo piovoso può ridurre temporaneamente il pericolo, ma può anche produrre più combustibile per i mesi successivi. Se alla crescita rigogliosa segue una lunga fase senza piogge, il paesaggio diventa progressivamente più vulnerabile. Le erbe fini si seccano in poche ore. Gli arbusti perdono umidità. Gli aghi di pino formano uno strato continuo capace di trasmettere le fiamme da un punto all’altro.


Nella Gironda, il problema è stato amplificato dalla struttura delle vaste pinete dominate dal pino marittimo. Gli aghi secchi, i rami bassi, la vegetazione del sottobosco e la continuità delle chiome hanno creato collegamenti verticali tra il terreno e la parte alta degli alberi. Questi collegamenti vengono definiti combustibili a scala perché permettono al fuoco di salire dal suolo alle chiome. Quando le fiamme raggiungono la parte superiore degli alberi, l’incendio può trasformarsi in un incendio di chioma. A quel punto non brucia più soltanto il sottobosco. Brucia la copertura forestale nel suo insieme, con temperature, velocità e distanze di propagazione molto superiori.


Anche l’abbandono delle campagne contribuisce alla continuità del combustibile. Campi non più coltivati, pascoli non utilizzati, sentieri invasi dalla vegetazione e boschi privi di manutenzione eliminano gli spazi aperti che in passato potevano rallentare il fuoco. Il risultato è un paesaggio più uniforme, nel quale le fiamme trovano meno interruzioni naturali.


Vento, pendenza e tizzoni accelerano il fronte

Una volta iniziato, il fuoco trasferisce calore alla vegetazione circostante attraverso irraggiamento, convezione e contatto diretto. Il materiale davanti alle fiamme si riscalda, perde rapidamente l’umidità residua e comincia a liberare gas combustibili. Quando la temperatura diventa sufficiente, si accende.


Il vento accelera ogni fase di questo processo. Inclina le fiamme verso la vegetazione ancora intatta, aumenta l’apporto di ossigeno e spinge il calore davanti al fronte. Può inoltre sollevare frammenti incandescenti di corteccia, rami e pigne, trasportandoli oltre strade, fiumi o fasce prive di vegetazione. Questi tizzoni possono generare nuovi focolai a più di un chilometro dal fronte principale. I vigili del fuoco si trovano così a combattere non una sola linea di fiamme, ma una sequenza di incendi separati che possono unirsi tra loro e circondare uomini, mezzi e abitazioni.


In condizioni estreme, un fronte può percorrere un chilometro in meno di dieci minuti. Una strada che inizialmente sembra costituire una barriera può essere superata in pochi istanti da un salto di faville. Un cambio di vento può trasformare uno dei fianchi relativamente lenti dell’incendio nella nuova testa del fronte, rendendo improvvisamente pericolosa una posizione che fino a pochi minuti prima appariva sicura.


La pendenza produce un effetto simile. Il calore sale e preriscalda la vegetazione collocata più in alto. Per questo il fuoco tende ad avanzare più rapidamente lungo un versante in salita. Nelle vallate strette, l’aria calda può essere canalizzata e accelerata, mentre le squadre di soccorso dispongono di meno vie di fuga.


Quando il fuoco produce il proprio tempo

I grandi incendi non si limitano a reagire alle condizioni atmosferiche. In determinate circostanze possono modificarle. Una combustione molto intensa genera una colonna ascendente di aria, cenere, vapore acqueo e particelle. Più la colonna sale, più richiama aria alla base. Questo movimento può aumentare la ventilazione del fronte e rafforzare ulteriormente la combustione.
Quando la colonna raggiunge gli strati più freddi dell’atmosfera, il vapore condensa e può formare una nube piroconvettiva. Nei casi più estremi nasce un pirocumulonembo, una vera e propria nube temporalesca alimentata dal calore dell’incendio. Il grande rogo della Gironda ha prodotto proprio una struttura di questo tipo.


Il fenomeno può generare raffiche discendenti, bruschi cambiamenti nella direzione del vento e nuovi fulmini. Le raffiche spingono le fiamme in direzioni difficili da prevedere. I fulmini possono accendere altri punti. Il fronte assume così un comportamento irregolare, con accelerazioni improvvise e traiettorie che possono differire dalle normali previsioni meteorologiche. È in questa fase che il fuoco sembra costruirsi da solo le condizioni necessarie per continuare a espandersi. Non si tratta di un’immagine retorica, ma di una dinamica atmosferica reale e particolarmente pericolosa.


Anche il fumo diventa parte dell’emergenza. Le particelle più fini possono penetrare profondamente nei polmoni e raggiungere il sistema circolatorio. Durante i roghi di luglio, la qualità dell’aria è peggiorata in modo estremo nell’area di Bordeaux e in diverse zone della Spagna centrale. Le conseguenze non hanno riguardato soltanto le comunità direttamente minacciate dalle fiamme, ma anche città e territori situati a grande distanza.


Perché gli aerei non possono spegnere tutto

Le immagini dei velivoli antincendio che scaricano migliaia di litri d’acqua possono suggerire che la soluzione dipenda principalmente dal numero di aerei disponibili. In realtà, i mezzi aerei sono strumenti di supporto. Possono ridurre temporaneamente l’intensità delle fiamme, rallentare un settore del fronte, proteggere un’abitazione o consentire alle squadre a terra di avvicinarsi. Raramente possono completare da soli lo spegnimento.


L’acqua rilasciata dall’alto evapora rapidamente nelle zone più calde. Parte può essere dispersa dal vento o intercettata dalle chiome prima di raggiungere il terreno. I ritardanti aiutano a limitare la combustione, ma devono essere applicati secondo una strategia precisa e non eliminano i punti caldi nascosti. La parte decisiva del lavoro viene svolta a terra. Le squadre devono creare una linea sicura partendo da un punto già protetto, intervenire sui fianchi e separare il combustibile dal fuoco. Quando l’attacco diretto è troppo pericoloso, si costruiscono linee di contenimento a distanza dal fronte. In alcuni casi vengono utilizzate tecniche di fuoco tattico, eseguite esclusivamente da personale specializzato, per consumare in modo controllato la vegetazione prima dell’arrivo delle fiamme principali.


Quando la lunghezza delle fiamme, la velocità del vento e il numero dei focolai superano determinate soglie, l’attacco diretto diventa impossibile. La priorità passa dalla completa estinzione alla protezione delle persone, all’evacuazione e alla difesa dei centri abitati. Non significa che i soccorritori abbiano fallito. Significa che l’energia liberata dall’incendio ha temporaneamente superato la capacità tecnica di contrastarlo.


La simultaneità dei roghi rende tutto più difficile. Aerei, elicotteri, mezzi terrestri e personale non possono essere presenti ovunque. Francia e Spagna hanno dovuto ricorrere al meccanismo europeo di protezione civile, ricevendo velivoli, elicotteri, squadre e veicoli da numerosi Paesi. La cooperazione internazionale ha permesso di rafforzare la risposta, ma non ha eliminato il limite fondamentale: contro un incendio estremo, ogni minuto perso nella fase iniziale riduce drasticamente le possibilità di controllo.


Il cambiamento climatico non è il fiammifero

Attribuire ogni incendio direttamente al cambiamento climatico è scientificamente impreciso. Il riscaldamento globale non esegue una saldatura, non getta un mozzicone e non provoca automaticamente una scintilla. Modifica però l’ambiente nel quale quella scintilla cade.


Temperature più elevate aumentano l’evaporazione dal suolo e la perdita d’acqua dalle piante. Le ondate di calore riducono rapidamente l’umidità dei combustibili fini. Le siccità prolungate indeboliscono alberi e arbusti. Le notti calde impediscono alla vegetazione di recuperare umidità e riducono le ore favorevoli al lavoro delle squadre.


Le condizioni estreme di caldo, siccità e vento che hanno alimentato gli incendi del 2026 sono oggi stimate venti volte più probabili nella Spagna centrale e due volte più probabili nel sud-ovest della Francia rispetto a un clima privo del riscaldamento causato dalle attività umane. In Francia, luglio 2026 è stato il mese più caldo mai registrato dall’inizio delle misurazioni nazionali nel 1900. È stato anche uno dei mesi più secchi della serie storica. In Spagna, la combinazione tra un inverno molto piovoso, una primavera calda e secca e un’estate estrema ha prodotto una quantità eccezionale di vegetazione pronta a bruciare.


Il cambiamento climatico non determina quindi ogni singolo incendio, ma aumenta la frequenza delle giornate nelle quali un piccolo innesco può diventare incontrollabile. Allunga la stagione a rischio, espande il pericolo verso regioni in passato meno esposte e aumenta la probabilità che più incendi gravi si sviluppino contemporaneamente.


La vulnerabilità è anche una scelta territoriale

Il comportamento del fuoco non dipende soltanto dal clima. Dipende da come il territorio è stato utilizzato, trasformato e abitato. L’espansione di case, campeggi, strutture turistiche e infrastrutture ai margini delle foreste crea un’interfaccia nella quale vegetazione e insediamenti si sovrappongono. In queste zone, l’evacuazione è più complessa e i vigili del fuoco devono dividere le risorse tra la lotta al fronte e la protezione degli edifici.
Un’abitazione può incendiarsi anche senza essere raggiunta direttamente dalle fiamme. I tizzoni possono entrare attraverso tetti, grondaie, prese d’aria e finestre aperte. Siepi secche, cataste di legna, mobili da giardino e automobili possono trasferire il fuoco dalla vegetazione alla casa.


La Gironda ha mostrato con particolare chiarezza questa vulnerabilità. Un paesaggio forestale produttivo e molto continuo si trova accanto a località turistiche, campeggi, strade congestionate e aree residenziali. La presenza di centinaia di migliaia di visitatori durante l’estate ha reso necessaria una delle più grandi operazioni di evacuazione della storia recente europea. Dopo il passaggio delle fiamme, il territorio rimane fragile. La perdita della copertura vegetale aumenta l’erosione. Le piogge intense possono trascinare cenere e sedimenti nei corsi d’acqua, provocare frane o generare inondazioni improvvise. Il suolo può perdere fertilità e capacità di assorbire l’acqua. A ciò si aggiungono i danni alla biodiversità, all’agricoltura, al turismo, alle infrastrutture e alla salute pubblica.
L’incendio termina molto dopo la scomparsa dell’ultima fiamma visibile.


La prevenzione deve cominciare prima dell’estate

Aumentare il numero dei mezzi antincendio è necessario, ma non sufficiente. La risposta più efficace consiste nel ridurre la probabilità che un innesco trovi un paesaggio continuo e altamente combustibile. La manutenzione della vegetazione intorno alle abitazioni può impedire il passaggio del fuoco dalla foresta agli edifici. La rimozione selettiva del sottobosco, la potatura dei rami bassi, il pascolo controllato e la gestione dei residui forestali riducono i combustibili a scala. Le aree agricole, i prati e le fasce aperte possono creare un mosaico capace di rallentare la propagazione.


Anche il fuoco prescritto, applicato durante periodi sicuri e sotto rigoroso controllo tecnico, può consumare parte del materiale che altrimenti alimenterebbe gli incendi estivi. Non è una soluzione adatta a ogni luogo, ma rappresenta uno strumento importante quando viene inserito in una gestione territoriale più ampia. Servono inoltre strade forestali accessibili, punti d’acqua funzionanti, linee elettriche manutenute, sistemi di rilevamento precoce e piani di evacuazione conosciuti dalla popolazione. Nelle giornate di pericolo estremo, determinate lavorazioni agricole, forestali o industriali devono essere limitate, perché una singola scintilla può superare in pochi minuti la capacità della prima squadra intervenuta.


Gestire il combustibile non significa eliminare indiscriminatamente la vegetazione o trasformare i boschi in spazi sterili. Significa creare discontinuità, proteggere gli ecosistemi più vulnerabili e adattare la manutenzione alle caratteristiche di ogni territorio. Gli incendi di Francia e Spagna dimostrano che non esiste una spiegazione unica. La scintilla è spesso umana. La propagazione dipende dal combustibile, dal vento, dalla pendenza e dalla siccità. L’intensità viene amplificata da un clima più caldo. Le conseguenze aumentano dove il territorio è densamente vegetato, poco gestito e strettamente intrecciato con gli insediamenti.

La domanda decisiva non è soltanto chi abbia acceso il fuoco. È perché quella scintilla abbia trovato un paesaggio pronto a bruciare, un’atmosfera capace di spingerla e comunità esposte lungo la sua traiettoria. Quando il cielo diventa arancione e cominciano le evacuazioni, gran parte della battaglia è già stata persa. La vera prevenzione si svolge nei mesi e negli anni precedenti, molto prima che compaia il primo fumo.



In primo piano


Dubai, la guida definitiva su cosa fare e vedere

Dubai, la guida definitiva su cosa fare e vedere ! Se sogni di viaggiare, non puoi perderti le straordinarie opportunità che Dubai ha da offrire. Pianifica la tua visita e scopri le attrazioni imperdibili di Dubai, il gioiello degli Emirati Arabi Uniti. Ammira l'incredibile skyline di Dubai, dominato dal celebre Burj Khalifa, l'icona che svetta sopra tutte le altre.Esplora i lussuosi resort di Palm Jumeirah, goditi la vita notturna di Dubai Marina e immergiti nella cultura tradizionale nei souk di Deira. Scegli tra avventure emozionanti nel deserto, visite a parchi a tema di classe mondiale e una miriade di ristoranti di alta cucina. Non importa cosa cerchi, Dubai offre esperienze uniche che ti lasceranno senza fiato.Pronto per visitare Dubai? Guarda il nostro video e preparati a esplorare questa città incredibile. Dubai ti aspetta!

Cosa fare a Dubai in 3 giorni: una guida turistica completa!

Scopri cosa fare a Dubai in soli tre giorni con questa guida turistica completa. Dai grattacieli più alti del mondo ai mercati tradizionali, dal lussuoso Burj Al Arab al giardino fiorito più grande del mondo, questo video ti mostrerà i posti più belli da visitare nella città degli Emirati Arabi Uniti.Segui il nostro tour guidato e preparati a rimanere incantato dalla bellezza e dalla modernità di Dubai.

La popolazione soffre in Kosovo: tensioni al confine

Secondo le autorità kosovare, alcuni dei circa 30 uomini armati sarebbero fuggiti nella vicina Serbia al termine dell'assedio che ha causato la morte di tre aggressori e un agente della polizia. Belgrado nega e attribuisce la responsabilità ai serbi kosovari